Fecondazione in vitro, meglio gli embrioni congelati di quelli freschi

Usare embrioni congelati nei trattamenti Fiv (fecondazione in vitro) potrebbe diminuire i rischi sia per la madre sia per il bambino, oltre che aumentare le probabilità di concepimento. Secondo uno studio della Aberdeen University, infatti, si abbasserebbe la probabilità di nascite sottopeso o premature e di morte pochi giorni dopo la nascita. Inoltre, si ridurrebbe anche il rischio di sanguinamento della madre durante la gravidanza. Secondo i ricercatori, la maggiore affidabilità degli embrioni congelati potrebbe essere dovuta al tempo che intercorre fra la rimozione dell’ovulo dalla madre e il nuovo impianto dopo la fertilizzazione. Nella Fiv, infatti, trattamenti medici stimolano le ovaie a produrre ovuli che poi vengono rimossi; quelli più in salute vengono fecondati e poi re-impiantati nell’utero, in un periodo di tempo che va da tre a sei giorni.

fecondazione in vitro embrioni congelati

Gli altri embrioni invece vengono congelati. Secondo gli scienziati, in questo breve lasso di tempo, l’utero della madre potrebbe non ancora aver recuperato dall’intervento invasivo subito e potrebbe quindi essere danneggiato. D’altro canto, il fatto che solo gli embrioni più sani sopravvivono al congelamento sarebbe un ulteriore argomento per impiegarli al posto di quelli freschi, in un processo che avrebbe maggiori probabilità di arrivare al concepimento. Gli scienziati hanno analizzato 11 studi che avevano seguito oltre 37mila gravidanze in seguito a impianto di embrioni freschi o congelati. Impiantare un embrione congelato abbassava del 30 per cento il rischio di sanguinamenti durante la gravidanza, del 30-40 per cento in meno le probabilità che il bambino nascesse sottopeso e del 20 per cento le probabilità che il bambino nascesse prematuro o che morisse pochi giorni dopo la nascita. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Fertility Sterility”.