Congelare gli ovociti per conservare la fertilità

In Italia le donne che devono affrontare la chemioterapia per curare un tumore non sanno di poter conservare la fertilità congelando gli ovociti. Il motivo è innanzitutto la scarsa informazione da parte dei medici, come emerge dalla ricerca presentata a Roma dalla Società Italiana di Conservazione della Fertilità (ProFert), in apertura del convegno internazionale Tecnobios Procreazione. L’indagine, condotta a livello nazionale e commissionata alla rivista Galileo, è basata su visite dirette, contatti telefonici e analisi dei siti web dei principali centri ospedalieri italiani e delle associazioni dei pazienti. In quasi il 74% dei casi non ci sono informazioni sulla possibilità di conservare la fertilità, né nei centri né online.

Congelare Ovociti per conservare la fertilità

“È una situazione deludente”, ha commentato il presidente della ProFer, Andrea Borini. “C’è pochissima informazione”, ha aggiunto riferendosi a quanto accade in quattro dei principali centri italiani specializzati nella cura dei tumori del sangue (Milano, Bosogna, Roma e Napoli). Povero anche lo scambio di informazioni tra i reparti di oncologia e quelli specializzati nella conservazione della fertilità. “Un tempo – ha rilevato Borini – per le donne era impensabile conservare la fertilità e l’unica possibilità era ricorrere al congelamento degli embrioni. Oggi congelare gli embrioni ha poco senso”. Tanto più, ha aggiunto, dopo il recente riconoscimento del congelamento degli ovociti come pratica di routine da parte della Società Americana di Medicina Riproduttiva (Asrm). Conservare la fertilità non riguarda sole le donne colpite da un tumore: “potrebbero pensare a questa eventualità – ha detto Borini – anche giovani donne che decidono di rinviare nel tempo il momento della maternità”. Congelare gli ovociti in giovane età, per esempio a 25 anni, significa potersi assicurare un tasso di successo maggiore nel momento in cui si decide di affrontare la maternità a 35 o 40 anni. “In questo caso – ha concluso – subentra un problema culturale perché le giovani donne non hanno la percezione di un’eventuale difficoltà ad affrontare una gravidanza in futuro. Per molte il pensiero principale è evitare una gravidanza imprevista”.